DESIGN: COLLABORAZIONE E SOSTENIBILITÀ

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DESIGN: QUESTA PRIMAVERA COLLABORAZIONE E LA RICERCA PER LA SOSTENIBILITÀ

Giovedì 8 aprile 2021 è stata presentata attraverso una digital exhibition la mostra “Impresa per la sostenibilità 4.0”, che in tre ambienti racconta il ruolo della regione toscana nella partnership con le imprese locali e le istituzioni del territorio che si occupano di ricerca come il Distretto interni e design (DID) ed il PENTA, polo dell’eccellenza nautica toscana.

La mostra, presto visitabile online, ospita una raccolta di progetti degli studenti del Design Campus in collaborazione con l’industria.

Gli scenari di impresa 4.0 collaborano con il dipartimento di architettura e design nella sfida per la sostenibilità grazie ai finanziamenti della regione.

Il laboratorio per la sostenibilità, che ha per direttore scientifico il professor Giuseppe Lotti, fa parte del sistema didalabs comprendente oltre 30 laboratori, ed ha svolto un ruolo fondamentale applicando i principi del design e sviluppando programmi di ricerca sui temi della sostenibilità di prodotti e servizi, dalla fase di concezione a quella di realizzazione.

Infatti la maggioranza dei progetti, frutto delle collaborazioni con le industrie e guidati dal design, che collega il mondo accademico e con quello industriale, sono stati realizzati in forma di prototipi e molti di questi sono oggi in produzione.

La missione del DIDALABS, collettivo di laboratori del Dipartimento di Architettura è il supporto scientifico e tecnico alla didattica ed alla ricerca attraverso il coinvolgimento di studenti e ricercatori nell’area dell’architettura, del disegno industriale, della pianificazione territoriale e del paesaggio.

La mostra digitale varca i confini imposti dalla pandemia e racconta il know-how dei maestri del made in Italy presentando una completa realtà di fruizione che mostra i vantaggi del necessario trasferimento online di mostre e musei in questi tempi difficili, come ad esempio la riduzione dell’impatto ambientale e la possibilità di raggiungere un grande numero di persone.

Nonostante il dipartimento non smetta di credere nell’importanza della fisicità del museo.

Tra i progetti esposti troverete: piattaforme di realtà aumentata; camper a ridotto impatto ambientale; servizi domotici in cloud per camper, nautica e trasporto ferroviario; sistemi prodotto-servizio con sensori che controllano i parametri vitali delle piante e dell’inquinamento atmosferico.

Alla presentazione ha partecipato l’Assessore Leonardo Marras che ha sottolineato come la regione dovrebbe essere un facilitatore per offrire strumenti che aiutino a orientare il sistema ed il credito verso una strategia europea di politica industriale volta a favorire la patrimonializzazione delle imprese e la lotta ai cambiamenti climatici.

Formafantasma al Centro Pecci

Sempre in merito alla sostenibilità l’Università di Firenze ha incontrato, grazie ed un seminario tenuto al Design Campus di Calenzano, il designer Simone Farresin che insieme a Andrea Trimarchi costituisce il team dello studio Formafantasma.Questidesigners dopo gli studi a Firenze hanno deciso di trasferirsi in Olanda, dove hanno frequentato la Design Academy di Eindhoven. Da qui seguono numerosi  successi per il duo: i nel 2011 l New York Times li ha definiti tra i designer più influenti dei prossimi dieci anni; i loro pezzi sono stati acquistati per le collezioni permanenti dei più celebri musei al mondo tra cui il MoMA, il Victoria and Albert Museum, il The Art Institute of Chicago, il Centre Georges Pompidou e molti altri.

Simone Farresin ha illustrato la mostra “Cambio” commissionata dalla Serpentine Gallery di Londra che sarà visitabile al centro Pecci di Prato da maggio. La mostra è un’investigazione sull’estrazione, produzione e distribuzione dei prodotti in legno in cui viene posta in primo piano la materia grezza invece del del prodotto finito, con una particolare attenzione al processo produttivo piuttosto che alla forma. Scopo della mostra è l’acquisizione di consapevolezza della responsabilità politica ed ecologica dell’insegnamento del design. É un’indagine sulla governance dell’industria del legno che produce implicitamente dei design brief che fungono da punto di partenza per mettere in discussione la figura del designer ritratta dall’immaginario collettivo. Non si vogliono offrire vere e proprie soluzioni ma dei suggerimenti, degli spunti di riflessione sui materiali di cui i progettisti si servono quotidianamente in una visione che può essere del tutto speculativa della disciplina, rivoluzionando così il modo di concepire il design. Lo studio ha un approccio al design che non è formale, ma basato su una ricerca di tipo concettuale.  Ecco il perché del nome dello studio: “Formafantasma”. Sono i materiali a parlare e non la forma che rimane in secondo piano per essere svelata solo alla fine.

Il nome della mostra invece; “Cambio”, è l’augurio di un cambiamento di approccio volto alla responsabilizzazione del designer e del consumatore. Cambio si riferisce anche al ricambio della membrana dei tronchi degli alberi che genera il legno verso gli strati più interni producendo il materiale necessario affinché l’albero possa crescere. Formafantasma questa volta ha deciso di concentrare la propria attenzione sul legno, che è il protagonista della mostra.

Questa scelta è stata dettata da molteplici fattori tra cui la volontà di mantenere saldo il legame con le radici del design italiano e quindi la rinomata industria del mobile che attribuisce al legno un ruolo primario. Inoltre, il collegamento con la Great Exibition del 1851 è sorto spontaneo dal momento in cui il sito del Serpentine, che ricordiamo aver commissionato ed ospitato la mostra, è proprio Hyde park, sul cui suolo fu edificato il Crystal Palace, la grande serra progettata da Paxton che ha ospitato la prima Esposizione Universale. Questa monumentale cassa di vetro è servita ad esporre i successi dello sviluppo economico e del disegno industriale e proprio in questo sito emerse la figura del designer moderno. Non solo vi furono esposti macchinari e oggetti innovativi ma vennero esposti i campioni dei materiali estratti delle colonie, primo tra tutti il legno. Al design dunque si chiedeva di dare forma agli oggetti ottenuti grazie ai contributi delle estrazioni di materie prime provenienti da altri paesi e con ciò nascono le problematiche legate alla questione economico ambientale relativa al colonialismo. Cambio presenta alcuni di questi campioni di specie lignee ormai estinte esposti nel 1851.

Per anni non si è riflettuto sui diritti delle foreste, dei loro abitanti e dei raccoglitori delle materie prime. Basti pensare che attualmente la Costituzione Italiana non prende in considerazione esplicitamente l’ambiente e la sua tutela, che solo recentemente sono stati materia di interesse, non essendo in precedenza stata rivolta ,da parte dei legislatori, una particolare attenzione a riguardo. Solo dal 2014 l’UE ha stabilito un sistema di licenze per le importazioni di legname garantendo test sul legno di cui i prodotti che vengono importati in Europa sono costituiti, per capire se siano legali o se invece di origine protetta.

Formafantasma desidera non trascurare la deontologia forestale, la filiera ed il viaggio che compie il legno per diventare prodotto finito. Il legno necessita essere raccontato poiché in esso si disvela un mondo lento, in contrapposizione a quello rapido della dimensione umana, ma altrettanto stimolante. Conoscere le leggi e le normative che regolano le operazioni di disboscamento e piantumazione è di fondamentale importanza. La mostra è una continua conversazione con professionisti di vari settori che parlano dello stesso soggetto osservato da punti di vista diversi, compone una rete di collaborazioni tra esperti in cui le conoscenze sono libere di fluire verso la coscienza del visitatore.

Tra le considerazioni più interessanti emerse dalla mostra che ci riguardano da vicino

vi è sicuramente quella che l’albero, in quanto organismo vivente, assorbe dall’atmosfera anidride carbonica, CO2. In questo modo sottrae una sostanza che è bene sia presente nell’atmosfera in quantità limitate. Il carbonio rimane imprigionato nell’albero e continua ad essere disponibile fintanto che l’albero si preserva nel bosco o nelle nostre case sotto forma di materiale da costruzione. In un metro cubo di legno rimane imprigionata circa una tonnellata di CO2  e questa quantità rimane stoccata fino a quando il legno marcisce o viene bruciato ed essa torna nellatmosfera.

Illustrazione
di Lauren Martin

Quando scegliamo un mobile in legno potremmo tentare di instaurare un ciclo virtuoso in cui il mobile in questione dovrà avere una durata pari o maggiore di quella della vita dell’albero stesso, altrimenti la CO2 sarà rilasciata nell’atmosfera ancor prima del tempo. Ad esempio, se acquistiamo un tavolo in legno dobbiamo conoscere la durata della vita dell’albero di cui è fatto, che se supponiamo essere di novant’anni, il ciclo di vita del tavolo dovrà essere garantito per almeno questo arco temporale, nel nostro caso novant’anni . In un’installazione viene criticata l’industria veloce e l’obsolescenza programmata che porta alla deresponsabilizzazione ed all’acquisto compulsivo non consapevole. La stessa cosa che accade ai mobili accade a maggior ragione a tutti gli oggetti il cui uso è per sua natura effimero.

Un albero impiega cinque anni ad assorbire la CO2 che un piccolo packaging rilascia quando viene smaltito dopo essere stato usato una sola volta.

Alessia Bicci

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